KNOWHOW 1: Get a portfolio!

Abbiamo chiesto ad alcuni curatori come si fa un portfolio.

 

1. Milovan Farronato, Direttore artistico di ViaFarini, Milano.

S: Caro Milovan, come si fa un portfolio?

MF: Non credo esista un protocollo standard applicabile in qualsiasi circostanza. Ma non credo neppure che la compilazione di un portfolio sia totalmente arbitraria e declinabile in base alle specifiche della poetica dell'artista che lo predispone. In medio stat virtus e anche una più congrua rispodenenza a ottemperare le finalità della redazione del medesimo: destinato a presentare il lavoro a chi non lo conosce, e forse non l'ha mai visto.
Indi la personalizzazione della mission (che talvolta offre una sana distinzione all'elaborato rispetto ad altri, unitamente a maggiori suggestioni rispetto il lovoro che documenta) non deve inficiare la leggibilità del materiale incluso.
Cosa non deve mancare? Una short bio introduttiva e uno statement dell'artista (si raccomanda la sintesi), indi un Cv aggiornato, e poi una selezione dei lavori caratterizzanti, dai più recenti a quelli più precoci, tutti comunque in grado di rappresentare compiutamente l'artista e le sue intenzioni artistiche. Non deve trovare spazio la documentazione di progetti incerti, che l'artista non è sicuro di poter difendere. Il portfolio deve anche dare l'idea di un'evoluzione, di un divenire, fosse anche limitato nel tempo di un anno di produzione. Quindi se avete solo due immagini da inserire, non è ancora giunto il momento di predisporre un portfolio... lavorate, chiaritevi le idee, formulate un campo, o dei campi, di investigazioni e poi ponetevi il problema di come presentare la vostra ricerca. Può concludere un porfolio una selezione della rassegna stampa, se disponibible, o testi critici particolarmente pregnanti. Dimenticavo, ricordarsi sempre di inserire didascalie complete per ogni immagine/progetto incluso, e possibilmente note descrittive che raccontino sinteticamente ciò che l'immagine non può fedelmente riportare.

 

 

2. Stefano Coletto, curatore Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia.

S: Caro Stefano, come si fa un portfolio?

SC: Un portfolio dovrebbe essere lo strumento più semplice chiaro ed efficae per capire il lavoro dell'artista; parto dal punto di vista dell'archivio BLM; considerate che la gestione di un archivio prevede numerosi incontri, inserimento dati, consultazioni frequenti del materiale ecc.; considerate quindi che la logica della quantità e delle scarse risorse economiche comporta economia di spazio e necessità di ottimizzazione dei tempi, come nei famosi concorsi; voi direte che sembra di andare in una agenzia che cerca promoter; il rischio attenzione è quello, eppure questa è l'unica regola che ritengo efficace; tutto il resto mi sembra superfluo, perchè il portfolio non deve essere professionale ma essenziale, essenziale in qualsiasi modo, anche sorprendente;  in realtà, quello che conta, dopo l'operazione di semplificazione estetica, è la disposizione e la capacità da parte nostra di capire l'artista che incontri, con quello che senti e che vedi; quindi prima di presentare il portfolio dovreste conoscere il portfolio della persona a cui lo presentate; altrimenti è tempo perso.

 

 

3. Teresa Iannotta, curatrice indipendente e collaboratrice del GAI di Padova. 

S: Cara Teresa, come si fa un portfolio?

TI: Un portfolio dovrebbe essere lo strumento più veloce ed efficace per dare una panoramica esaustiva della propria produzione. Qualunque sia il motivo per cui il portfolio viene compilato (iscrizione ad un archivio, candidatura per una mostra, richiesta di materiale da parte di un curatore o presentazione per una residenza) il requisito fondamentale dovrebbe in ogni caso essere la sintesi.

Un cv aggiornato e ragionato può essere il primo biglietto da visita per introdurre il proprio lavoro. Se si hanno all'attivo già molte mostre consiglio di segnalare quelle più rilevanti, includendo il nome del curatore e menzionando l'esistenza di una eventuale pubblicazione a riguardo. Il cv non dovrebbe superare le due facciate a mio parere, per dare una panoramica del tipo di mostre a cui si è partecipato senza essere però troppo prolisso. Altre informazioni che possono essere aggiunte al cv per rendere più completa la documentazione sono: segnalazione di residenze o premi ricevuti e eventuale bibliografia (articoli pubblicati su riviste o testi critici). Uno statement sulla propria pratica dovrebbe aprire il portfolio con informazioni concise ma complete riguardo alla propria poetica e se necessario metodologia di lavoro.

E infine, una buona selezione di immagini. Buona qualità, didascalia completa, e se necessario anche una brevissima spiegazione sui lavori singoli. Consiglio anche di completare la parte visiva, se lo si ritiene necessario, con uno o più dettagli del lavoro in questione, ma solo se servono a percepire meglio la natura del lavoro. Se la produzione è particolarmente eterogenea in termini di tecniche, consiglio di effettuare una buona selezione prima di realizzare il portfolio per approfondire la tipologia di lavori che di volta in volta può essere più indicata. E' vero che si deve dare una buona panoramica della propria produzione ma allo stesso tempo penso sia importante anche focalizzarsi su alcuni punti altrimenti si rischia di essere troppo generici e dispersivi.

 

 

 

4. Benedetta di Loreto, 1:1 projects, Roma. 

S: Cara Benedetta, come si fa un portfolio?

BdL:Il portfolio è un mezzo scientifico con cui un artista presenta il suo lavoro. Rispetto al curriculum, che indica in modo più o meno compilativo le tappe della propria carriera e gli interlocutori con cui l'artista si è interfacciato, il portfolio serve ad entrare in contatto con l'identità specifica della ricerca dell'artista. Come per il curriculum, anche per il portfolio non c'è un modello unico e in assoluto migliore per realizzarlo.

Sicuramente l'insieme dei suoi materiali deve rispondere alle seguenti domande:

- chi è l'artista e quali sono i suoi campi di ricerca;
- in che modo utilizza i mezzi con cui ha scelto di lavorare e perché;
- qual'è il risultato visivo del suo lavoro;
- quali sono gli interlocutori con cui lavora.

Personalmente, leggendo un portfolio trovo particolarmente utili i seguenti elementi:

- una breve biografia dell'artista (breve intendo circa 800 battute spazi inclusi) in cui si delinea il campo di ricerca. A differenza del cv, qui è necessario spendere qualche parola che definisca il filo rosso tra ricerca e attività. Per farla, è utile trovare alcune parole chiave (secondo me non più di 3) che rappresentino l'artista, e intorno alle quali articolare la biografia.

- una selezione di immagini relative ai lavori dell'artista, complete di didascalia (titolo opera, luogo di esposizione, anno, materiali utilizzati e dimensioni) e una breve descrizione per ognuno. Se esistono testi critici, può essere utile prenderne alcune parti.  Anche qui, la descrizione deve essere molto breve.
Spesso la selezione è la parte più difficile, perché la tentazione è di mettere tutto, con il rischio di rendere il portfolio ripetitivo e poco leggibile. Per evitare questo, chiedersi di ogni lavoro quali sono gli aspetti che si vogliono sottolineare, e scegliere le immagini necessarie per raccontarli (un dettaglio? l'insieme? l'opera esposta? Una sequenza che ne sveli la dinamica? Uno still?). A quel punto, se più lavori hanno lo stesso focus, scegliere il più rappresentativo, o i più rappresentativi, e presentarne solo alcuni. Non ci può essere una regola, perchè tutto è legato all'identità del lavoro dell'artista.

- una bibliografia, con la selezione di testi critici e articoli scritti sull'opera dell'artista. Non intendo qui mettere i testi integrali, ma i riferimenti bibliografici del testo: Autore, titolo del saggio, articolo etc, in che raccolta si trova (in "titolo del catalogo, o titolo del saggio, o nome rivista"), editore, anno. E' utile differenziare la bibliografia tra cataloghi, saggi, articoli.

- il curriculum.

 

 

 

5. Francesca Boenzi, curatrice indipendente, Napoli.

S: Cara Francesca, come si fa un portfolio?

FB: Un portfolio è uno strumento, è quindi funzionale, ma è anche un oggetto potenzialmente interessante, deve avere coerenza interna ma anche ritmo, deve essere narrativo e documentativo allo stesso tempo, ma non pedante. Deve avere testi brevi e immagini chiare e incisive. Deve includere i lavori che l’artista ritiene rappresentativi e completi, ma anche i work in progress, se sono importanti per mettere in evidenza le intenzioni di una ricerca.

All’interno di un portfolio le ‘istruzioni per l’uso’ vanno bilanciate con un’attitudine più narrativa. Un portfolio dovrebbe raccontare e il ritmo del racconto va calibrato sulla base della ricerca personale dell’artista. Non penso che la presentazione dei lavori debba sottostare a un preciso ordine. Non penso per esempio che sia importante disporli in ordine cronologico, a meno che a richiederlo non sia lo sviluppo conseguente dei lavori.

La struttura del portfolio dovrebbe rispecchiare liberamente, modalità e strutture del lavoro, i diversi campi d’azione e di interesse dell’artista.

Per quanto riguarda la scelta dei materiali che lo compongono: se i progetti si compongono di serie di lavori, può essere interessante affiancare le immagini tra di loro e creare dei collegamenti. Se i lavori sono sviluppi successivi di una stessa idea o di un corpo di idee assimilabili, è utile che emerga. Se sono video, selezionare una sequenza di still. Se si tratta di installazioni, una visione generale e pochi particolari. Il resto va da sé. È utile che ad apertura del portfolio ci sia un breve statement introduttivo. Per ogni lavoro o progetto inserire testi brevi, anche brevi estratti da interviste, o da testi critici, purché siano ‘indispensabili’. Il CV alla fine insieme ai contatti e a una bibliografia selezionata.

 

 

 

 

 

 

 

 

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